Le imperfezioni fanno parte della vita, ne sono parte integrante. La segnano, la plasmano, la condizionano. Ma ne delineano anche la via. Ogni cosa che incontriamo sul nostro cammino ha un’imperfezione che la rende unica.
In Giappone, nella prima metà del 1300 (periodo Muromachi), viene sviluppata la tecnica del Kintsugi (金継ぎ); traducibile in riparare con l’oro, si tratta di un’arte che valorizza l’imperfezione, che di un oggetto rotto (solitamente) in ceramica ne rimette insieme i cocci saldandoli con lacca intrisa di oro o argento, così da evidenziarne il più possibile le crepe. Con questa tecnica si cerca di dare nuova vita ad un oggetto che altrimenti sarebbe destinato all’eliminazione e che, così facendo, a tutti gli effetti diventa nuovo e più prezioso anche materialmente parlando, per via del materiale utilizzato per la riparazione). Con una nuova estetica ed un nuovo valore dati dagli inserti in materiale prezioso l’oggetto viene così rivalorizzato e portato a nuova vita.
Dietro a tutto questo c’è una precisa filosofia, cioè l’idea che da una rottura può nascere qualcosa di nuovo e più bello, più forte e prezioso.
Filosofia che è di vita, prima che di oggetti da riparare.
Cadere come segnare il passo, sono cose che a tutti capitano durante la nostra esistenza; ed ecco che i segni del nostro arresto, del nostro momentaneo fallimento, della rottura che ci ha colpito, vengono evidenziati come parte importante ed integrante del nostro cammino di vita, della nostra crescita spirituale, del nostro miglioramento con il quale affronteremo il percorso da quel momento in poi. Una vera e propria rinascita.
Concetto completamento opposto a quanto avviene in occidente, dove un vaso rotto verrà riparato cercando di nasconderne il più possibile le crepe ed i segni della rottura.
Lo stesso si fa per le rotture della vita, dove la cultura occidentale cerca sempre di nascondere tutto ciò ci segna e tutto ciò che è “ferito” viene percepito come sbagliato, debole e quindi negativo, da scartare o peggio emarginare.
Qui è il dualismo è o non è ad essere predominante. In oriente, invece, si accetta la coesistenza degli opposti che insieme contribuiscono a generare nuove forme, così come nuove esistenze e nuove coscienze.
La vita in perenne mutamento.
Ora, non me ne vogliano i “cultori” della filosofia e della cultura del Sol Levante o comunque dell’Estremo Oriente: mi rendo perfettamente conto del fatto che (passatemi il termine) la questione Kintsugi è ben più complessa di quanto ho esposto, ma volevo solo rendere l’idea di cosa si trattava e mi pare di essere riuscito nell’intento.
Quindi, perché tutto questo preambolo?
Perché da questa idea, dallo Kintsugi, è nata imperfezioni.
Qui chi scrive non è un professionista dell’arte, della musica o di quant’altro. Non è un fotografo con un arsenale in attrezzatura fotografica.
Qui troverete articoli scritti cercando di dare il meglio e che a volte potranno risultare troppo contorti o estremamente semplici, o anche parziali nelle idee espresse. Allo stesso modo, le foto saranno (almeno nella maggior parte dei casi) scattate rigorosamente con lo smartphone di turno, poiché questo è ciò di cui dispongo e, francamente, è anche ciò di cui ho necessità e capacità di utilizzo.
Insomma, qui si troveranno molte (tutte?) cose imperfette e ci potranno essere errori e contraddizioni che non verranno nascoste ma, come nel caso del Kintsugi, saranno lasciate lì e serviranno alla crescita di chi scrive e, spero, anche di chi avrà la voglia di leggere.
Perché tutto è in divenire.

Anders
Milano, 1 gennaio 2017