Robert Luis Stevenson dice che invece della trama, delle caratterizzazioni, e delle ambientazioni, la cosa che resta nella mente di un lettore è la personalità o il tocco dello scrittore, e questo è senz’altro vero per I racconti dell’oltretomba di Ambrose Bierce.
– Dall’introduzione di Gianni Pilo

Tra i vari generi letterali esplorati da Ambrose Bierce ci fu anche quello dell’orrore. Sono circa una quarantina i racconti del genere scritti da Bierce e la maggior parte di questi possono essere definiti di horror psicologico, di cui fu certamente pioniere ed ispiratore per molti autori che seguirono. Tutti hanno a che fare, in qualche modo, con la morte.
I racconti dell’oltretomba, si compone di dodici storie dell’orrore, curati e tradotti da Gianni Pilo, un veterano del genere, molto interessanti e d’atmosfera, pervasi spesso dal cinismo sprezzante che sempre contraddistingue gli scritti dell’autore.
È un orrore sussurrato, scritto con lo stile efficace ed asciutto dell’autore, maestro indiscusso dei racconti brevi, dove ogni parola è misurata e precisa. Sempre conciso ma efficace e suggestivo, è incredibilmente efficace e tagliente nella descrizione degli ambienti, delle persone e delle situazioni.
In ogni racconto si può intravvede la personalità dello scrittore ed il suo cinico pensiero sui fatti dell’uomo.

Nel suo saggio “L’orrore soprannaturale nella letteratura” (ormai fuori catalogo in Italia ma reperibile eventualmente in lingua inglese con il titolo originale di “Supernatural Horror in Literature”) H. P. Lovecraft definì gli scritti di Bierce “tristi e selvaggi” e la sua letteratura quasi tutta di genere horror con esempi di fulgida e grande narrativa weird.
A Bierce si deve la creazione dell’antica città di Carcosa (nel racconto “Un cittadino di Carcosa”) e di Hastur poi ripresi dallo stesso autore di Providence ed in precedenza da Robert W. Chambers nel suo celebre “Il Re in Giallo”. Anche l’idea di un libro maledetto, in questo caso il “Libro segreto di Hali”, fu poi adottata con successo dai due autori.

«Buon straniero», continuai, «sto male e mi sono perso. Indicami, ti prego, la strada per Carcosa!»
– Ambrose Bierce, “Un cittadino di Carcosa”

Ambrose Gwinnett Bierce

Nato nel 1842, decimo di tredici figli i cui nomi iniziano tutti con la “A”, Ambrose Bierce fu un apprezzato e famoso giornalista e scrittore.
Partecipò alla guerra di secessione e da quell’esperienza trasse l’ispirazione per scrivere “Tales of soldiers and civilians” (Racconti di soldati e civili), una raccolta di racconti che mettono in mostra, in modo molto crudo e duro, gli orrori della guerra ed il suo pensiero amaro e sardonico sulla natura degli uomini, indistintamente da ceto ed origine. Pensiero che lo accompagnò per tutta la vita e che gli valse il soprannome di “Bitter Bierce”, l’Amaro Bierce.
Dopo la guerra si dedicò alla carriera di giornalista
Il suo essere sempre pronto a criticare o attaccare politici e personaggi discutibili in genere, senza eccezioni o paure, come la volontà di battersi contro discriminazioni ed ingiustizie lo resero molto popolare e considerato; anche se non amato da tutti.

Alla sua carriera giornalistica, Bierce affiancò con altrettanta fortuna quella di aforista e scrittore.

Egocentrico: una persona di cattivo gusto che si interessa più a sé stessa che a me.
– Ambrose Bierce

La sua padronanza della lingua, il suo stile di scrittura privo di retorica lo fecero apprezzare in ogni ambito della letteratura in cui ebbe modo di cimentarsi. Dalla prosa alla poesia fino ad arrivare a storie definibili di fantascienza e a quelle del fantastico che, con la loro ironia, anticipò e gettò le basi del grottesco, genere divenuto molto popolare nel corso del secolo scorso.
I suoi racconti brevi, specialmente quelli ambientati durante la guerra, vengono considerati tra i migliori del secolo diciannovesimo. Uno su tutti “An Occurrence at Owl Creek Bridge” (Un avvenimento sul ponte di Owl Creek). Considerato il suo capolavoro, godette anche di vari adattamenti cinematografici e televisivi ed ispirò opere di altri autori sia letterari che cinematografici. Il cortometraggio francese del 1962 da esso tratto, “La Rivière du hibou”, venne acquistato e riadattato da Rod Sterling per diventare l’ultimo episodio di “Ai confini della realtà” e vinse l’Oscar come miglior cortometraggio nel 1964.

Deve però la sua fama di scrittore soprattutto a “Il Dizionario del Diavolo“, una raccolta di aforismi e definizioni con la quale l’autore si prende beffardamente gioco e critica aspramente la società americana dell’Ottocento, la sua morale, la politica e la religione e che rendono perfettamente il disincantato pensiero dello scrittore americano.

Cinico: Mascalzone che, a causa di un difetto alla vista, vede le cose come realmente sono e non come dovrebbero essere.
– Ambrose Bierce

Nel 1913, a 71 anni, si recò in Messico per seguire come cronista la guerra civile portata avanti dai ribelli comandati da Emiliano Zapata, Francisco “Pancho” Villa e Venustiano Carranza, contro il generale Victoriano Huerta e non ne fece più ritorno. Molte sono le ipotesi riguardo la sua presunta morte, dalla fucilazione da parte dei rivoluzionari che lo credevano una spia (cosa comunque improbabile, dal momento che nessuna delle due parti voleva rischiare un intervento militare da parte degli Stati Uniti), alle ferite riportate durante una battaglia, finanche al suicidio. L’unica certezza resta quella che di lui non si seppe più nulla e la sua sparizione resta tutt’ora un mistero insoluto.


I RACCONTI DELL’OLTRETOMBA

Ambrose Bierce
Newton Compton Editori