Guidata dal Phideaux Xavier, cantante compositore polistrumentista e regista americano, i Phideaux sono un gruppo di progressive rock sulla scena da un ventennio. Doomsday Afternoon è il sesto album e rappresenta la maturità compositiva della band, o meglio del suo direttore d’orchestra, che con questo album dimostra di saper padroneggiare al meglio la composizione anche sinfonica, che qui fa un ulteriore passo nell’utilizzo dell’orchestra –diretta da Paul Rudolph – lungo tutta la durata dell’album e non solo come sporadici inserti.

Doomsday Afternoon è il secondo album di una trilogia incentrata sull’ecologia e l’autoritarismo del “Grande Fratello” di orwelliana memoria, iniziata con il precedente “The Great Leap” (2005) e che si concluderà con l’uscita di “Infernal”, prevista per l’anno in corso secondo le intenzioni dell’autore.
Settanta minuti emozionanti, per un concept album diviso in due atti, composti da cinque brani ciascuno, dalle incantevoli melodie, suonato con incredibile maestria che affascina e cattura fin dal primo momento, ma che si lascia scoprire ad ogni nuovo ascolto.
Il sound è consistente e l’orchestra, usata con raffinato gusto, non è mai invadente o distaccata, ma sempre in perfetta armonia con il resto della strumentazione, risultando un perfetto complemento per l’intera struttura dell’album. Gli archi e gli altri strumenti si fondono in un’unica amalgama eterogenea che trasporta ed emoziona.
Anche le voci femminili delle bravissime Ariel Farber, Valerie Gracious e le gemelle Linda e Molly Ruttan, in questo disco hanno una parte di maggior rilievo rispetto ai precedenti lavori passando, oltre al ruolo di backing, anche a quello di lead vocals che dividono con lo stesso Phideaux, dando così una nuova sfumatura al suono della band. Le straordinarie linee melodiche vocali danno un’impronta indimenticabile e magica ad ogni brano in cui sono presenti.
Vari i musicisti ospiti, tra i quali troviamo, al violino ed alla voce, Matthew Parmenter dei Discipline e Martin Orford, IQ e Jadis, alle tastiere.
Inevitabile vedere – e sentire – fonti d’ispirazione illustri che spaziano dai migliori Pink Floyd ai Genesis, Camel e Jethro Tull. Elementi d’ispirazione che Phideaux riesce a fare suoi per creare un suo stile che non delude ed affascina.

Apre il disco Micro Softdeathstar, che chiarisce subito la direzione dell’album con gli archi, mai abusati ed inseriti sempre al momento giusto, tra le perfette melodie vocali e strumentali. Si prosegue con la strumentale The Doctrine of Eternal Ice – part one, che con una cadenza quasi da marcia ci introduce alla folkeggiante Candybrain, dove la chitarra e le tastiere accompagnano la voce in una splendida ballata dal forte sapore Jethro Tull – e non poteva mancare il flauto nel finale. La dolce e strumentale Crumble fa da preludio a The Doctrine of Eternal Ice – part two, che riprende e rielabora il tema della prima parte, ampliandolo ma con l’aggiunta di ulteriori parti strumentali e vocali, restituendo un brano degno dei migliori Camel, con il quale si chiude il primo atto.
Con l’evocativa Thank You For The Evil inizia il secondo atto. I passaggi di chitarra e le tastiere creano un’incredibile atmosfera in perfetto stile Pink Floyd (siamo dale parti di “The Dark Side of the Moon” e “Wish You Were Here”). È poi la volta di un altro strumentale, A Wasteland of Memories, che ci porterà ad una ripresa della Crumble, che si differenzia dalla precedente per la bellissima ed emozionante voce di Ariel Farber. Con Formaldehyde, splendido brano di Art-Rock, impreziosito dal cantato sognante e da una costruzione musicale ed un arrangiamento che catturano immediatamente e non si lasciano dimenticare, ci avviamo verso il finale del disco, che arriva subito dopo con la lunga Microdeath Softstar. In quasi quindici minuti rivivremo tutto l’album, con un rimescolamento delle melodie, riarrangiate e presentate in una versione differente che non mancherà, una volta di più, di apprezzare le capacità compositive ed interpretative messe in campo in Doomsday Afternoon.

Xavier Phideaux è senza dubbio alcuno un musicista di prima qualità e questo album ne è la dimostrazione. Riuscire a coniugare una parte melodica di così alto livello con una strumentale di ampio respiro ed eterogenea come quella che si ascolta nel disco, senza per questo risultare pesante o troppo di maniera, non è cosa da poco, ma Phideaux con Doomsday Afternoon ci riesce perfettamente.
La presenza di strumenti tipici del rock progressivo degli anni settanta, gli archi, le ritmiche, le chitarre ed i fiati contribuiscono a creare un virtuoso insieme tanto multiforme e sfaccettato, quanto disarmante e semplice nella sua ricercatezza melodica.
Non si tratta di un album innovativo, non c’è niente di mai sentito prima in Doomsday Afternoon, ma tutto è al posto giusto e mostrato nel momento perfetto. Non c’è un’incertezza né una sbavatura. Anche l’artbook illustrato da Molly Ruttan, con le sue immagini oniriche, contribuisce alla magia e a rendere il disco una perla rara nel panorama musicale moderno.

Forse non un capolavoro, ma ci si avvicina di molto. Sicuramente un dovere averlo ed ascoltarlo se si è appassionati di Progressive Rock.

 

Indispensabile.


Phideaux
Doomsday Afternoon
Bloodfish Media

Act One:
1. Micro Softdeathstar (11:17)
2. The Doctrine of Eternal Ice (Part One) (3:01)
3. Candybrain (4:06)
4. Crumble (2:55)
5. The Doctrine of Eternal Ice (Part Two) (8:08)
Act Two:
6. Thank You For The Evil (9:18)
7. A Wasteland Of Memories (2:22)
8. Crumble (2:55)
9. Formaldehyde (8:17)
10. Microdeath Softstar (14:40)

 

 

Line-up
– Phideaux Xavier / piano, Fender Rhodes, Moog Voyager, 6- & 12-string guitars, vocals (3,10)
– Gabriel Moffat / lead & lap steel guitars, Fx, producer
– Mark Sherkus / Hammond B3, MiniMoog, ARP String Ensemble, Korg Karma, sampler
– Linda Ruttan / vocals
– Molly Ruttan / vocals
– Ariel Farber / vocals, violin
– Valerie Gracious / piano, vocals
– Mathew Kennedy / bass guitar
– Rich Hutchins / drums