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I figli dell’invasione. Loro dopo di noi?

I

Richard Gayford, di Midwich, un piccolo e tranquillo paese della Gran Bretagna, è di rientro da Londra con la moglie Janet. Fermati da un agente prima di entrare in città, capiscono che qualche cosa di particolarmente anomalo è successo a Midwitch, per via della grande presenza di militari nella zona. Provano comunque a raggiungere il paese attraverso i campi, ma non riescono perché improvvisamente perdono entrambi i sensi prima di riuscirci. Tutti i cittadini di Midwich si sono improvvisamente addormentati e la stessa sorte tocca a chiunque provi ad entrare entro i confini della città, al centro della quale è comparso un ignoto oggetto, forse un’astronave, che potrebbe essere la causa della misteriosa situazione. Così come iniziato, lo strano fenomeno finisce, gli abitanti del paese si risvegliano e tutto torna alla normalità. Anche il misterioso oggetto è scomparso e nessuno sa spiegare cosa sia successo tra il 26 ed il 28 settembre. La vita torna alla normalità, anche se tra dubbi e perplessità, fino al momento in cui si scopre che tutte le donne fertili risultano essere incinte e daranno successivamente alla luce sessantuno bambini. Trenta maschi e trentuno femmine, che sin da subito evidenzieranno di essere tutt’altro che normali. Caratterizzati da una pelle lattea ed occhi dorati, dimostrano di avere anche caratteristiche non umane come capacità telepatiche ed uno sviluppo, sia fisico che mentale, particolarmente rapido. Non ultima, i bambini sembrano collegati e capaci di agire tutti contemporaneamente, come un’unica entità. La vita continuerà comunque in modo abbastanza tranquillo, nonostante il verificarsi di inquietanti e misteriosi fatti che gli abitanti di Midwich sanno essere causati dai bambini nati dopo il misterioso avvenimento.
Ma la cittadina inglese non è l’unica ad essere stata testimone di questo strano evento: Canada, Australia, Siberia e Mongolia hanno infatti registrato casi analoghi.

 

Assoluto classico della fantascienza e punto di riferimento imprescindibile per ogni amante del genere. Caratterizzato da una trama particolare ed inedita per quegli anni, I figli dell’invasione (The Midwich Cuckoos, 1957) è un romanzo di fantascienza dello scrittore inglese John Wyndham, maestro del filone catastrofico ed uno dei più importanti esponenti della letteratura di genere britannico. Un romanzo antesignano, tanto da aver dato origine ad un vero e proprio filone della fantascienza, che vede l’essere umano come ospite per altre forme di vita.
Nel libro, che si discosta dalla sua produzione abituale, non avremo a che fare con catastrofi terribili, mostri, invasori dallo spazio o nuove specie di piante che tentano di prendere il sopravvento sull’umanità. Qui il pericolo è meno palese, più subdolo e complicato d’affrontare e sbaragliare.
Il titolo originale, The Midwich Cuckoos ovvero I cuculi di Midwich, ne è un’indicazione e fa chiaro riferimento al Cucolo, che depone le proprie uova all’interno dei nidi di altri uccelli, per farle da loro covare come un parassita. Una volta schiuse, i nuovi nati si comporteranno molto aggressivamente liberandosi degli altri, più deboli, pulcini. Ed è infatti ciò che accade nel romanzo di Wyndham, dove assistiamo ad un’invasione più subdola e nascosta, che colpisce dall’interno della società, là dove è più vulnerabile. I bambini.
La paura di vedere il diverso che prende il posto di quello che conosciamo e che ci sta più a cuore, magari della nostra stessa vita così come la conosciamo, pervade tutta l’opera e ne è il fulcro. Ed è una cosa che funziona perfettamente in qualsiasi tempo e contesto. Come anche il sentimento genitoriale, in particolar modo quello materno, che spinge a negare anche l’evidenza.
Wyndham riesce a narrare la vicenda con estrema capacità. Lo stile è semplice ma non per questo meno efficace. I personaggi sono credibili e la trama, consistente ed avvincente, è raccontata anche con un filo di ironia e funziona benissimo ancora oggi. Si respira il disagio e l’irritazione degli abitanti della piccola comunità che, un po’ per volta, si evolvono tramutandosi in rabbia verso questi bambini che ne stanno condizionando la vita. La tensione si fa sempre più alta e la coscienza del fatto che qualcosa dovrà accadere ci porterà fino al magistrale finale.
Molti gli spunti di riflessione che si possono ricavare tra le righe de I figli dell’invasione. Le domande sulla vita o le percezioni sul futuro, successivamente concretizzatesi. Le donne di Midwich, con la loro fecondazione contemporanea, richiamano alla mente la moderna scienza genetica, come forte è anche il richiamo alla verginità di Maria. La presenza sempre più invadente dei mezzi d’informazione, con la loro mancanza totale del rispetto dei sentimenti più intimi delle persone.
Allo stesso modo, Wyndham sembra anticipare quello che avverrà un decennio dopo: quei ragazzi che alla fine degli anni sessanta cominceranno ad affollare le piazze, che daranno vita a movimenti ed alla contestazione, visti dalla società come degli estranei tra la gente normale che non li capisce e non li approva per le loro idee, per i vestiti e per le capigliature, come fossero degli abitanti di un altro mondo, ricordano proprio i bambini nati a Midwich durante il black-out, con le loro capacità e che sembrano essere un’entità unica ed un’unica volontà, dagli strani occhi color oro.
Che dire poi della reazione di Miss. Latterly la quale, alla scoperta che Miss. Lamb è anch’essa incinta, ne resta talmente turbata che risulta impossibile non pensare che tra le due vi sia un rapporto ben più profondo della normale amicizia. Niente di strano per i giorni nostri, ma bisogna tenere a mente che il libro è stato scritto sessant’anni fa, quando la cultura era prevalentemente eterocentrica. Come non era normale, ma estremamente scandaloso, che delle donne – alcune appena più che adolescenti – rimanessero incinte senza essere sposate.
I bambini de I figli dell’invasione sono comunque pur sempre bambini e l’orrore è proprio nel dover scegliere se ucciderli o lasciarli crescere, per eliminarci e prendere il nostro posto.

Imperdibile.


John Wyndham Parkes Lucas Beynon Harris, nome completo dell’autore britannico John Wyndham (che usò anche le combinazioni John Beynon eLucas Parkes), è stato uno dei maggiori e più importanti scrittori di fantascienza, principalmente del filone catastrofico ed apocalittico. Genere molto prolifero nella metà del secolo scorso, che vide il suo apice nella scuola britannica. E quella dell’invasioni aliena, da quando H. G. Wells (Herbert George Wells),  anche lui inglese, scrisse la Guerra dei mondi (The War of the Worlds, 1898), è sempre stata una delle sciagure più utilizzate e descritta in moltissimi modi. Con I figli dell’invasione, invece, Wyndham va oltre i soliti invasori spaziali sulle astronavi e descrive qualcosa di nuovo, un romanzo antesignano, tanto da aver dato origine ad un vero e proprio filone della fantascienza, che vede l’essere umano come ospite per altre forme di vita. Il suo romanzo più famoso resta sicuramente Il giorno dei trifidi (The Day of the Triffids, 1951), pubblicato in Italia anche con il titolo di L’orrenda invasione. Le sue opere, sono state oggetto di adattamenti cinematografici e televisivi. Dal romanzo I figli dell’invasione sono stati tratti due film, entrambi dal titolo Il villaggio dei dannati (Village of the Damned): uno diretto da Wolf Rilla nel 1960 ed uno diretto da John Carpenter nel 1995. Nel 1965, invece, ne venne realizzato un seguito intitolato La stirpe dei dannati (Children of the Damned), diretto da Anton Leader.


Urania #200 – 29/3/1959

Urania #497 – 22/9/1968

Urania | I Classici #51 – 6/1981

Urania | Collezione #118 – 10/2012


 I figli dell’invasione

di John Wyndham
Mondadori / Urania

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Anders Ge.

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