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I vampiri dello spazio. L’energia della mente e della vita.

I

Ventunesimo secolo, il relitto di un’immensa astronave aliena lunga ottanta chilometri viene scoperta dall’astronave Hermes durante il suo viaggio per studiare gli asteroidi. L’esplorazione del velivolo spaziale porta alla scoperta di una trentina di corpi, dalle sembianze umane, che paiono in stato di animazione sospesa. Vengono così portati sulla terra tre di questi corpi, una donna e due uomini. L’equipaggio della Hermes si appresta a godersi la fama per la scoperta, ma l’atteso primo incontro con una civiltà di un altro mondo non andrà come sperato. Olaf Carlsen, il comandante autore della scoperta, avrà modo di rendersi conto che i tre umanoidi riportati sul pianeta sono in realtà dei vampiri psichici: invece di succhiare il sangue, prosciugano l’energia vitale delle loro vittime, esiccandoli letteralmente. Comincerà così per Carlsen una corsa contro il tempo per provare a fermarli e capire come sconfiggerli.

In I vampiri dello spazio (The Space Vampires, 1976), Colin Wilson intreccia l’horror con la fantascienza. Lo fa attraverso una delle più classiche figure del genere, il vampiro, qui rivisitato ed inserito in un contesto che poco (o nulla) ha da spartire con l’occulta immagine del gotico signore delle tenebre, ma risulta comunque altrettanto conturbante: l’alieno arrivato dallo spazio. Sebbene ci sia un forte richiamo al soprannaturale, il romanzo è comunque da considerarsi di narrativa fantascientifica classica, per come la storia viene raccontata e per le sue ambientazioni – almeno in parte.
L’immensità dello spazio lascerà presto il campo in favore dei cupi ambienti all’interno dell’enorme astronave aliena che, per le sue complesse geometrie e le costruzioni, ricorda un’immensa cattedrale gotica abbandonata, con tanto di teche contenenti gli umanoidi a ricordare le tombe di cavalieri lasciati a guardia di quel luogo misterioso. Immediato è il rimando al maestro indiscusso dell’horror, H.P. Lovecraft, del quale ritroviamo qui le sue atmosfere capaci di creare un senso di ancestrale ed arcano mistero. Del resto Wilson è sempre stato grande ammiratore dello scrittore di Providence.
Bisogna però chiarire che le creature del romanzo dell’autore inglese si discostano dal tradizionale vampiro, come anche dagli Antichi usciti dalla mente di Lovecraft. Wilson sostiene che se il vampiro nel corso dei secoli è sempre stata una figura così forte nel nostro immaginario, allora non si può trattare solo del frutto di fantasiose leggende, ma che debba esserci un fondo di verità. Ne I vampiri dello spazio vengono di fatto proposte ipotesi sul vampirismo che cercano di dare una spiegazione possibile alle sue origini, ipotizzando l’idea che i vampiri siano già stati sul nostro pianeta, dal quale sono poi andati via, ma dove potrebbero tornare. Molto più remota di quanto sappiamo, la storia dell’umanità cela quindi tra le sue pieghe sconosciute una connessione con queste creature. Ma il vampirismo è anche inteso come evoluzione dell’uomo verso uno stadio più elevato dell’esistenza. Infatti non ci troviamo di fronte al vampiro della tradizione, che si nutre del sangue della sua vittima, ma ad un essere che s’impadronisce delle energie psichiche e vitali.
Wilson affida le basi delle sue teorie sul vampirismo psichico alle ricerche effettuate dal Dottor Fallada, un altro personaggio del romanzo. Il Dottor Fallada ha studiato e creato uno strumento per individuare l’energia degli esseri viventi, che lui chiama campo lambda e che insieme al comandante Carlsen cercherà di fermare i vampiri. I due faranno riferimento anche all’anziano Conte von Geijerstam, un esperto studioso scandinavo, che da svariati anni vive circondato dalle sue discepole, praticando il vampirismo positivo. Per Wilson, il vampirismo psichico non rappresenta per forza un atto ostile, ma può assumere connotati sia positivi che negativi in base alle intenzioni di chi lo mette in atto. Non è solo l’impadronirsi dell’energia altrui a proprio uso egoistico quindi, ma anche uno scambio cosciente, proficuo ed equo per entrambe le parti coinvolte, per rafforzarne ed accrescerne le potenzialità. Interessante notare che il vampiro psichico deve essere invitato al collegamento per entrare nella mente altrui, proprio come avviene per quello tradizionale gotico che deve essere invitato per entrare in un’abitazione. Un “invito” che cercherà di ottenere dalla sua vittima attraverso una condizione indotta di piacere e seduzione. Il fenomeno ha infatti una forte componente sensuale e sessuale – così come anche quello classico, del resto. Lo stesso Carlsen riesce a resistere all’attacco della vampira solo grazie alla sua capacità di controllo mentale. L’essere umano è difatti in possesso di un’arma particolarmente forte ed efficace dentro di sé: la sua mente. Secondo l’autore, se bene allenate, le facoltà mentali sono capaci di far superare tutte le difficoltà e di imporsi su qualsiasi minaccia, in particolare nel maschio umano. In effetti, c’è da segnalare che se le figure maschili sono tutte dotate di un carattere forte, a tratti dominante, quelle femminili mostrano sempre una tendenza alla “sottomissione”, quasi ad evidenziarne le minori abilità. In particolar modo se confrontate con il sesso opposto.
Ma procedendo nella lettura, risulta evidente che l’autore utilizza l’impianto fantascientifico del libro come espediente per esporre il suo pensiero sul potere che può avere la mente, attraverso la fenomenologia del vampirismo psichico. La narrazione si concentra così sull’esposizione e lo sviluppo delle sue idee, più che sulla storia, causando dei fortissimi abbassamenti di ritmo e ci si troverà domandarsi che fine abbiano fatto i vampiri. Anche il potere della possessione che hanno gli alieni e con il quale riescono a passare da un corpo all’altro, viene messo in secondo piano nonostante ricopra una certa importanza nello svolgimento della trama.
Il racconto, dopo una prima parte dinamica ed avventurosa risulta così piuttosto lento, salvo qualche sporadica occasione. Ma la lettura non viene comunque a noia e, seppur con qualche momento di (forte) “stanca”, si riuscirà ad arrivare al finale che spiegherà chi sono gli alieni e perché sono giunti sulla terra (ed anche qui troveremo un riferimento alla narrativa Lovercraftiana che non vi svelerò, per lasciarvela scoprire).

Da I vampiri dello spazio, nel 1985, Tobe Hooper – regista di parecchi cult horror – ne ha tratto il film Space Vampires (Lifeforce), molto più d’azione e con una minima parte delle implicazioni filosofiche presenti nel libro. I numerosi cambiamenti apportati, a partire dalla figura del vampiro che nel film è più “classicamente” il portatore di un morbo, non gli fecero ottenere i favori dell’autore. Dopo l’uscita del film, infatti, Wilson puntualizzò che John Fowles considerò Gioco perverso (The Magus, 1968), adattamento del suo libro Il mago (The Magus, 1966), come il peggior film mai realizzato da un romanzo, ma che Space Vampires lo aveva superato. Il cast del film comprendeva, nei ruoli principali, Steve Railsback, Mathilda May e Patrick Stewart.

 

In definitiva, I vampiri dello spazio è una lettura interessante ed un buon romanzo di “fantascienza”, anche se non riesco a definirlo un classico. Mi sento però di consigliarlo principalmente a chi interessato più alle idee dell’autore sul vampirismo psichico, che alla storia raccontata. Magari tralasciando il non edificante ruolo dato ai personaggi femminili da Wilson, per lo meno in questo libro.
Lo scopo primario de I vampiri dello spazio non è raccontare una storia, ma esporre una filosofia e le sue teorie: dominare l’esistenza mentale e fisica aumentando le proprie potenzialità tramite un consapevole e proficuo rinnovamento.
Chi è alla ricerca “solo” di un fanta-horror, con azione e vampiri, dalla lettura de I vampiri dello spazio correrà seriamente il rischio di rimanere deluso. Ma anche di scoprire qualcosa di diverso, se letto con uno spirito più aperto.

 

Interessante.


Nato nel 1931 a Leicester, in Inghilterra, Colin Wilson è stato un autore molto prolifico e poliedrico, anche se non molto noto in Italia. La sua sterminata produzione spazia tra vari generi che vanno dalla letteratura all’arte, dalla saggistica ai romanzi gialli, quelli horror e di fantascienza. Scrisse anche libri sul crimine – tra cui un’enciclopedia dei delitti, il misticismo ed il paranormale. Personaggio controverso e filosofo autodidatta, il suo lavoro è conosciuto come nuovo esistenzialismo – o anche esistenzialismo fenomenologico. Da giovanissimo frequentò una scuola tecnica, ed a soli 14 anni scrisse un manuale in più volumi intitolato A Manual of General Science. Poco dopo cominciò ad appassionarsi alla letteratura, grazie anche ai lavori di George Bernard Shaw, che furono determinanti – in particolare la sua commedia Uomo e Superuomo (Man and Superman, 1903). Arruolato nella RAF nel 1949, ben presto si finse omosessuale per essere congedato a causa dei suoi continui disaccordi con le autorità. Nel 1956, a 24 anni, pubblica The Outsider (uscito nel 1958 in Italia come Lo straniero e ripubblicato nel 2016, con il titolo originale L’Outsider, da Atlantide), un libro sull’alienazione che diventò un best-seller e venne pubblicato in più di trenta lingue. “L’Outsider, scritto in una sala di lettura del British Museum in un periodo in cui l’autore dormiva in un sacco a pelo in un parco, è uno dei classici “underground” più importanti e amati dell’intero Novecento. Attraverso l’opera e la vita di artisti, scrittori e filosofi come Kafka, Camus, Hesse, Hemingway, Nietzsche, Barbusse, Van Gogh, Blake, Sartre, Gurdjieff e Dostoevskij, Colin Wilson esplora la psiche e il ruolo di chi “vede troppo e troppo lontano” e giunge a definire un nuovo modello di conoscenza e libertà” (cit. dalla presentazione della casa editrice).
Seguirono molti altri saggi – specialmente sul crimine e l’occultismo – e scritti di ogni genere, tra cui possiamo ricordare Riti Notturni (Ritual in the Dark, 1960), Arrivederci a Soho (Adrift in Soho, 1961), L’occulto. Una storia della magia attraverso i secoli (The Occult: A History, 1971), Misteri. Studio sull’occulto, il paranormale e il supernormale (Mysteries, 1978), Il grande libro dei misteri irrisolti. Una straordinaria antologia, una storia affascinante che spazia sui più grandi misteri dell’umanità (The Mammoth Encyclopedia of Unsolved Mysteries, 2000), Gli eredi di Atlantide (The Atlantis Blueprint, 2000 scritto con Rand Flem-Ath), l’autobiografia Oltre i sogni: autobiografia di un Outsider (Dreaming To Some Purpose, 2004). I Vampiri dello spazio e I parassiti della mente (The mind parasites, 1967) sono i suoi romanzi di fantascienza più noti in Italia.
Sposato due volte, ebbe quattro figli. Nel 2011, dopo essere stato sottoposto ad una grave operazione spinale, Wilson fu colto da un infarto e perse completamente l’uso della parola. Ad ottobre del 2013 fu ricoverato in ospedale per una polmonite. Morì il 5 dicembre dello stesso anno, all’età di 83 anni.


Urania #744 – 12/03/1978

Classici Urania #185 – 08/1992

Urania Collezione #159 – 04/2016


I Vampiri dello spazio
(The Space Vampires, 1976)

di Colin Wilson
pag. 250
Mondadori / Urania

 

About the author

Anders Ge.

1 Comment

  • Bella recensione…e grazie del consiglio di lettura…perfetto in questi giorni a ridosso di Halloween e per quanto riguarda il film tratto dal libro…per me fan di Star Trek ed X-Men è un motivo di interesse la presenza di Patrick Stewart ! Vado a procurarmeli entrambi…

By Anders Ge.
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