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La Pelle fredda. Dimenticare sé stessi.

L

Alla fine della prima guerra mondiale, un giovane ex combattente per l’indipendenza irlandese abbandona tutto e si rifugia su una piccolissima isola della Patagonia con l’incaricato di misurare e registrare gli eventi atmosferici. Batís Caffó, ufficiale tedesco di cui dovrà prendere il posto, non vuole però cedergli l’incarico cercando in tutti i modi di ostacolarlo, impazzito per la solitudine e rintanato all’interno di un faro. Una notte, il nuovo arrivato scoprirà che i due non sono gli unici abitanti dell’isola, ma che questa è popolata anche da creature anfibie, all’apparenza mostruose e dal sangue di colore blu e la pelle fredda, i citauca – come verranno chiamati dal protagonista. Eppure, quelle creature posseggono un’anima quasi umana, capace di provare sentimenti e di essere amata. Comincerà per lui un viaggio interiore, alla scoperta di segreti nascosti dentro l’animo e la condizione umana.

La pelle fredda può essere identificato come un romanzo d’avventura, nonostante non sia propriamente conforme ai “canoni” del genere.
L’impianto del racconto è, in un primo momento, molto classico e propone una situazione in verità più volte vista ed esplorata, salvo poi essere tutto mescolato e mutato in qualcosa di diverso, avvincente e riflessivo al tempo stesso.
La situazione di isolamento, la ricerca di una vita solitaria ed il rifiuto di un’umanità deludente che caratterizzano il principio, lasceranno poi spazio all’affanno, alla paura per la vita messa in pericolo e per la morte sempre in agguato, in un crescendo di situazioni che culminano con una violenta repressione difensiva ai danni delle creature. Ma questo non sarà che un nuovo “inizio”, un punto di passaggio verso il mistero che fa da sfondo a tutta la storia e che condurrà verso un finale che farà veramente paura e lascerà senza fiato, nella perfetta tradizione Lovecraftiana, le cui atmosfere – ed in primis le   creature – sono debitrici, nel senso più lusinghiero del termine.
Piñol riesce a catturare con una storia densa di avvenimenti, che trascinano letteralmente il lettore nei momenti più emozionanti e d’azione, rendendo indispensabile sapere cosa accadrà dopo, ma sa anche farci rilassare e riflettere nei momenti di quiete.
Contemporaneamente, però, il romanzo dell’autore catalano si nuove anche su un piano più profondo, che va oltre la storia. I rapporti tra le persone, la tendenza a rendere “nemico” tutto quello che è diverso da noi, la paura ed al tempo stesso la fascinazione per l’ignoto sono ben presenti tra le righe de La pelle fredda. E diventano ben evidenti nella seconda parte del libro, quando l’azione cede il passo alla ragione ed il protagonista comincia a comprendere gli esseri che ha combattuto fino a poco prima, rendendosi conto che anche loro, “gli altri”, vanno oltre  il loro mostruoso aspetto, che c’è qualcosa che li avvicina ed accomuna più di quanto potesse mai immaginare e che “l’umanità” non è prerogativa della sua specie. Così come non lo è l’amore, misterioso e dalle ragioni imperscrutabili, spesso indefinibili ed enigmatiche.
Ma il romanzo ha in serbo ancora qualcosa, che scombinerà nuovamente le carte in tavola, facendo spostare ancora una volta la percezione dello “stato delle cose” del protagonista – ed al contempo anche di chi legge. Qualcosa che porterà il nuovo arrivato ad essere come Batís Caffó, rinunciatario nel suo pessimismo e nella mancanza di speranza. Fino all’imprevedibile finale che, inesorabile, arriverà insieme nuovo “guardiano” ed addetto alle misurazioni, che farà capire al lettore quale sia il vero orrore.

Con La pelle fredda, lo scrittore spagnolo Albert Sánchez Piñol, qui al suo primo romanzo, ci parla del destino dell’uomo isolato, lontano da qualsiasi contatto con i suoi simili. La mancanza di ciò che ci identifica porta allo smarrimento del “noi”, alla perdita del senso d’identità e del “sé”. Non a caso, infatti, nel il libro non si fa mai menzione al nome del protagonista, così come anche il suo “compagno”, Batís Caffó, nasconde un segreto proprio nel nome. Segreto che il lettore attento vedrà svelato solo nel finale. Così come capirà quale sia il vero orrore, destinato forse a ripetersi all’infinito.
Un libro da leggere senza soffermarsi alla sola trama, che resta comunque molto intrigante e soddisfacente. Un libro che ogni appassionato di letteratura horror e del mistero, specialmente del maestro del genere H.P. Lovecraft, non dovrebbe lasciarsi sfuggire ma di cui, in ogni caso, consiglio a tutti la lettura.

Da leggere con attenzione.


Albert Sánchez Piñol è un antropologo, saggista e scrittore spagnolo nato a Barcellona il 1° gennaio 1965.
Abbandonati gli studi in legge si è poi laureato in antropologia presso l’Università di Barcellona, specializzandosi nello studio delle civiltà africane.
Ha collaborato per qualche tempo con i giornali in lingua catalana Ara e La Vanguardia.
Negli anni novanta, per completare il suo dottorato, compie due viaggi in Congo, paese che dovrà lasciare allo scoppio della guerra civile.
Nel 2000 pubblica Pagliacci e Mostri (“Pallassos i monstres”), un saggio su otto dittatori africani (Bokassa, Toure, Amin, Banda, Mobuto, Macias, Nguema e Selassie) e, successivamente, due libri di racconti, Compagnie difficili (2000) con Marcello Fois e Les edats d’or (2001). La notorietà arriva con il suo primo romanzo, La pelle fredda (”La pell freda”, 2002), che ad oggi può contare più di trenta edizioni in lingua catalana ed altrettante traduzioni internazionali, a cui faranno seguito Congo. Inferno verde (“Pandora al Congo”, 2005), una storia avventuroso/fantascientifico che al tempo stesso è una denuncia all’imperialismo ed al colonialismo e la raccolta di racconti Tretze Tristos Tràngols (2008).
Nel 2012, dai racconti pubblicati in Les edats d’or, scrive la sceneggiatura per il film fantastico El bosc, ambientato durante la guerra civile spagnola, diretto da Óscar Aibar e con Maria Molins, Alex Brendemühl e Tom Sizemore.
Del 2012 e 2015 sono invece Victus e Vae Victus, romanzi storici ambientati durante la guerra di successione spagnola ed aventi come protagonista Martín de Zubiría y Olano e le sue avventure, dall’assedio della città di Barcellona nel 1714 e la perdita dell’indipendenza della Catalonia, al suo peregrinare tra Nord America, Nuova Zelanda, ed Europa.
Da La pelle fredda il regista Xavier Gens (“Frontiers – Ai confini dell’inferno”, “Hitman – L’assassino”, “The divide”, “The ABCs of Death”) nel 2017 ha tratto l’omonimo film con David Oakes, Aura Garrido, Ray Stevenson e John Benfield.


La pelle fredda
(La pell freda, 2002)

autore: Albert Sánchez Piñol
traduzione: Patrizio Rigobon
editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
collana: Contemporanea
anno: 2014
pagine: 283
tascabile


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Anders Ge.

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