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Meanwhile, Back in The Garage. Settanta e farsi sentire con forza.

M

Settanta. Tra me e me torno a ripetermi questa cifra, settanta.
Settanta, gli anni di Graham Bonnet, cantante inglese classe 1947 (23 dicembre, per l’esattezza). Cosa che non pare impensierirlo molto, visto che questo 2018, dopo essere stato uno dei cantanti presenti su “Resurrection”, ultimo disco diMichael Schenker, lo vede più in forma che mai uscire sul mercato con un nuovo lavoro della sua Graham Bonnet Band, dal titolo Meanwhile, Back In The Garage.
Le domande che sorgono immediatamente spontanee, a questo punto, sono due: dopo tutti questi anni, il rocker inglese possiede ancora la “forza” di un tempo e, soprattutto, il suo Hard Rock ha ancora qualcosa da dire?

Graham Bonnet Band

Bonnetè sicuramente uno dei cantanti più iconici ed immediatamente riconoscibili nel panorama del rock più sostenuto e duro, con un pedigree di tutto rispetto come frontman di band leggendarie come i Rainbow di Ritchie Blackmore e gli MSG di Michael Schenker, o di altre come Impellitteri del chitarrista americano Chris Impellitteri e dei suoi Alcatrazz, vero e proprio trampolino di lancio per lo svedese, virtuoso della chitarra, Yngwie J. Malmsteen sostituito poi da Steve Vai, funambolo delle sei corde proveniente dalla band di Frank Zappa (e già questo dovrebbe dare la dimensione delle sue capacità) con il quale, nel 1985, incise quello che ancora oggi si può considerare un vero e proprio masterpiece del genere Hard & Heavy Rock: “Disturbing the Peace”.
Negli anni, Bonnet ha sempre saputo circondarsi di musicisti di prim’ordine e anche questo nuovo lavoro della sua Graham Bonnet Band non fa eccezione a questa regola.
Alle tastiere Jimmy Waldo (qui anche in veste di produttore insieme a Giles Lavery), già con Bonnet dai tempi degli Alcatrazz e nel precedente “The Book” (2016), qui su livelli decisamente alti con una presenza sempre puntuale e convincente. Al basso ritroviamo la brava Beth-Ami Heavenstone, con la band dagli esordi, che in coppia con Mark Benquechea alla batteria, fornisce una sezione ritmica precisa e puntuale. Le sei corde sono invece affidate all’axeman Joey Tafolla, strepitoso praticamente in ogni brano, che si tratti di assoli scatenati e funambolici, o ritmiche travolgenti. Kurt James, virtuoso chitarrista ufficiale della band, nel disco compare solo nel terzo brano, “Livin’ In Suspicion”.
C’è da dire che per essere la band di un cantante solista è quasi insolito (strano?) avere la parte strumentale come “pezzo forte”, ma il singer inglese ci ha abituato da tempo a non soffrire di protagonismo ad ogni costo, favorendo la resa generale piuttosto che la “gloria” personale. Cosa già evidente dai tempi degli Alcatrazz, specialmente con l’apice raggiunto dal mai troppo elogiato – e citato – “Disturbing the Peace”.
In Meanwhile, Back In The Garage ritroviamo molti dei “marchi di fabbrica” di Graham Bonnet: i riffi pnotici della chitarra, gli assoli graffianti che squarciano le melodie con virtuosismi e scale pirotecniche, i “tappeti” di tastiera ed organo che accompagnano ed avvolgono, letteralmente, ogni brano con una presenza importante ma non invasiva, alternandosi spesso agli assoli delle sei corde e regalando anche significativi momenti più “sinfonici”.
E poi c’è la sua voce. Quella voce potente e roca che ti artiglia e ti cattura. Una voce che in molti hanno provato ad imitare, ma che nessuno è riuscito ad eguagliare. A settant’anni “suonati”, la voce di Bonnet è ancora più forte che mai e, come il buon whisky, migliora col tempo.
Per quanto riguarda i testi, Bonnet prosegue sulla scia di quanto scritto in passato, alternando momenti più easy ad altri più impegnati, con riferimenti politici, riflessioni importanti sul mondo e critiche alla società in cui viviamo.

Graham Bonnet

Graham Bonnet...

Graham Bonnet

Graham Bonnet...

Joey Tafolla

Joey Tafolla...

Beth-Ami Heavenstone

Beth-Ami Heavenstone...

Mark Benquechea

Mark Benquechea...

Graham Bonnet and Joey Tafolla

Graham Bonnet and Joey Tafolla...

Graham Bonnet and Beth-Ami Heavenstone

Graham Bonnet and Beth-Ami Heavenstone...

Joey Tafolla

Joey Tafolla...

Mark Benquechea

Mark Benquechea...

Kurt James

Kurt James...

Graham Bonnet and Beth-Ami Heavenstone

Graham Bonnet and Beth-Ami Heavenstone...

Graham Bonnet

Graham Bonnet...

Graham Bonnet and Beth-Ami Heavenstone

Graham Bonnet and Beth-Ami Heavenstone...

Graham Bonnet

Graham Bonnet...

Beth-Ami Heavenstone

Beth-Ami Heavenstone...

Graham Bonnet

Graham Bonnet...

Graham Bonnet and Beth-Ami Heavenstone

Graham Bonnet and Beth-Ami Heavenstone...

Graham Bonnet and Joey Tafolla

Graham Bonnet and Joey Tafolla...

Joey Tafolla

Joey Tafolla...

Mark Benquechea

Mark Benquechea...

Kurt James

Kurt James...

Graham Bonnet and Jimmy Waldo

Graham Bonnet and Jimmy Waldo...

Graham Bonnet

Graham Bonnet...

Jimmy Waldo

Jimmy Waldo...

Beth-Ami Heavenstone

Beth-Ami Heavenstone...

Graham Bonnet

Graham Bonnet...

 

I tredici brani che compongono Meanwhile, Back In The Garage sono un perfetto esempio di Hard Rock solido e potente senza esagerare, molto in stile fine anni settanta e ottanta, ma ancora solido e di carattere. Graham Bonnet fa quello che sa fare meglio, senza fronzoli o tentativi di snaturarsi.
L’apertura del disco è per la title tracke subito ci troviamo “aggrediti” da un ritmo sostenuto e tanta chitarra a mettere subito in chiaro cosa stiamo andando ad ascoltare. Assoli e riff mantengono continuamente in volo la canzone fino al coro, vero campionario vocale dello stile Bonnet. Un brano potente e trascinante, metal vecchio stile, che è un vero piacere ascoltare. Un ottimo modo per cominciare un album, non c’è che dire. E la successiva The Hotel non fa altro che ribadire e confermare quanto ascoltato in precedenza con la sua ritmica ed i cori semplici ma travolgenti.
Livin’ In Suspicion è un buon pezzo Hard Rock leggero, con ottimi spunti vocali ed un assolo trascinante che taglia il brano al momento giusto per poi ridare la scena alla voce. Forse non il miglior pezzo del disco ma perfetto per diventare un singolo di successo. Sea of Trees trascina con una “galoppata” di chitarra che pare non volersi mai arrestare, tra ritmica serrata ed assoli continui che non danno respiro. Canzone perfetta per lo stile di Bonnet che la interpreta magistralmente con cambi di tonalità ed inflessioni continue. Una canzone veramente potente ed intensa.
Con Incest Outcest U.S.A. ci troviamo ad ascoltare forse uno dei momenti migliori di tutto il disco. Ritmo sostenuto e trascinante, linee vocali e cori immediati, un ritornello orecchiabile e tutto contornato da riff di chitarra e melodie di tastiera pressoché perfetti, senza dare quella sensazione spiacevole di “canzoncina”. Singolare il testo che tratta di “consanguineità” nell’America contadina. Questo è senza dubbio uno dei brani che preferisco. Un altro brano melodicamente e strumentalmente molto solido è America…Where Have You Gone? aggressiva e tirata con un testo interessante. Uno dei pezzi più d’impatto di tutta la tracklist.
C’è poi spazio anche per la cover di un classico anni ottanta di Tina TurnerWe Don’t Need Another Hero (dalla colonna sonora di Mad Max Beyond Thunderdome, 1985), il perché Bonnet abbia voluto includere questa cover nell’album resta un mistero, ma comunque è ben realizzata e piacevole all’ascolto. Tastiera ispirata, riff duri e spunti di cori evocativi caratterizzano Long Island Tea, mentre The House è un brano più riflessivo e dall’andamento pacato, che mette in risalto anche le doti da bluesman di Graham Bonnet. Heading Toward the Light ci porta nel lontano ed affascinante oriente, grazie l’aiuto delle sempre ottime tastiere di Jimmy Waldo, mentre Man On The Corner, dopo un inizio di chitarra classica, sfoggia una serrata ritmica Heavy Rock ed assoli al fulmicotone. Past Lives è un altro brano dalla ritmica serrata quasi ipnotica che fa sfoggio di ottime armonie vocali nei cori. In chiusura (o quasi) troviamo la ballata The Crying Chair. Melodia nient’affatto banale ed ispiratissima che “tira fuori” la parte più delicata e romantica del cantante britannico. Un brano che è un vero piacere ascoltare, che va a chiudere degnamente un album ottimo, praticamente sotto ogni punto di vista.
Come bonus, viene proposta la versione live di Starcarr Lane, brano tratto dal primo disco degli Alcatrazz (“No Parole from Rock ‘n’ Roll”, 1983), registrato questo 18 gennaio al Daryl’s House – show nato online e poi passato alla televisione, con performance live di vari artisti registrate nella casa di Daryl Hall, da qui il nome. Bonnet dimostra di non avere “incertezze” neanche durante le performance dal vivo.
Ulteriore bonus, il DVD allegato al CD contiene l’intera sessione registrata durante il programma Live from Daryl’s House: ben venti brani che ripercorrono le tappe più importanti della carriera di Graham BonnetRainbow, Alcatrazz, MSG e altro ancora.

Graham Bonnet Band

Per concludere, quindi, non resta che rispondere alle due domande poste nelle prime righe di questa recensione: “dopo tutti questi anni, il rocker inglese possiede ancora la “forza” di un tempo e, soprattutto, il suo Hard Rock ha ancora qualcosa da dire?”.
Per entrambi i quesiti, la risposta può essere solo ed unicamente una: SI!

Meanwhile, Back In The Garage ribadisce ancora una volta il talento del rocker inglese, che alla sua “tenera” età possiede ancora talento, voce e soprattutto una grandissima personalità, tuttora ineguagliata da molti artisti suoi contemporanei, ma anche moderni.
Non si tratta certo del disco che rivoluzionerà il Rock ‘n’ Roll, o porterà l’Hard Rock verso nuove mete mai esplorate prima, ma evidenzia il lavoro di un vero “maestro” del genere, che da ben cinquant’anni imperversa sulla scena musicale mondiale (la sua prima release discografica risale al 1968, quando faceva parte del duo The Merbles, in coppia con il cantante e musicista Trevor Gordon), senza perdere mai la grinta e lo smalto che lo hanno sempre caratterizzato, anche nei momenti più difficili della sua carriera.
Una band di primordine che, oltre a Bonnet stesso, vede Joey Tafolla in veste di star assoluta, in grado di riuscire nell’incredibile – quanto inverosimile – impresa di suonare come i due prodigi della chitarra e passati chitarristi degli AlcatrazzYngwie J. Malmsteen e Steve Vai, mantenendo anche una sua personale carica e freschezza. Assolutamente superbo!
A questo sommiamo la tracklist trascinante e una voce rock che più rock non si può ed abbiamo la somma di Meanwhile, Back In The Garage, un disco sorprendentemente fresco e potente, che piacerà a tutti i rockers, in particolar modo quelli di “vecchia data” ed i fan degli Alcatrazz. Specialmente dell’imprescindibile classico “Disturbing the Peace”.
Un disco inatteso, da un grande rocker che, a settant’anni, è ancora in forma smagliante e può continuare a dire la sua – tranquillamente e con autorevolezza – e da cui molti dovrebbero trarre insegnamento ed imparare la lezione. Sia che si tratti della sua generazione, che di quelle nuove.

Da ascoltare e riascoltare.


 

Graham Bonnet Band
Meanwhile, Back in The Garage

Hard Rock
Frontiers Records
13 luglio 2018

CD
1. Meanwhile, Back in the Garage
2. The Hotel
3. Livin’ in Suspicion
4. Incest Outcest U.S.A.
5. Long Island Tea
6. The House
7. Sea of Trees
8. Man on the Corner
9. We Don’t Need Another Hero
10. America… Where Have You Gone?
11. Heading Toward the Light
12. Past Lives
13. The Crying Chair
14. Starcarr Lane (Live from Daryl’s House 2018)

DVD
1. Night ot The Shooting Star (Intro)
2. Too Young To Die, Too Drunk To Live
3. All Night Long
4. Night Games
5. California Air
6. God Blessed Video
7. Stand in Line
8. Island in the Sun
9. Desert Song
10. Starcarr Lane
11. Jet To Jet
12. S.O.S.
13. Into the Night
14. Samurai
15. Skyfire
16.Since You Been Gone
17. Assault Attack
18. Eyes of the World
19. Hiroshima Mon Amour
20. Lost in Hollywood

Graham Bonnet Band
Graham Bonnet: vocals
Joey Tafolla: all guitars
Beth-Ami Heavenstone: bass
Jimmy Waldo: keyboards
Mark Benquechea: drums

Kurt James: all guitars on “Livin’ In Suspicion


 

 

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